“L’autotrasporto e la logistic
Dottor Guzzardi, perché un giornalista diventa socio del Freight Leaders Council?
Per tre motivi. Il primo è che attraverso il confronto con specialisti molto verticali di logistica e trasporti si impara moltissimo e si cresce professionalmente. Il secondo è che oggi il compito del giornalista non è più (soltanto) quello di “riferire” cose fatte da altri, ma di essere egli stesso parte della ricerca, dell’innovazione, della creazione di informazione. Il terzo è che è un formidabile – e qualificato – strumento di relationship.
Secondo Lei, come comunica oggi il mondo del trasporto e della logistica?
Male. La competenza è sempre meno diffusa e si fa tanta confusione tra trasporto, mobilità, logistica, distribuzione. Troppo pochi i giornalisti qualificati, e tra questi la maggior parte è focalizzata sul prodotto. L’argomento economia del trasporto è ancora lontano da essere inquadrato nelle sue implicazioni sociali.
Ritiene che l’informazione sia sufficiente in questo settore? Come potrebbe essere migliorata o modificata?
Ritengo che l’informazione sia assolutamente insufficiente ed equivoca. Se si parla di trasporto si pensa a un camion, se si parla di logistica si pensa a un magazzino. La responsabilità principale è della stampa quotidiana, che non riesce a liberarsi della sua connaturata superficialità. La stampa quotidiana è vecchia e non in grado di adeguarsi all’esigenza di informazioni puntuali e precise negli argomenti specifici, non generalisti. Peggio ancora la TV. Il nostro TGTrasporti, settimanale di informazione in onda su Reteconomy, che dura soltanto cinque minuti è un risposta a questa esigenza.
Che ruolo hanno i social e la rete?
Siamo ancora lontani. Non mi aspetto certo che i social diventino media, non lo sono per definizione. E i blog sono lungi dall’essere autorevoli, competenti, aggiornati. La materia è ancora molto nebulosa, nella sua complessità, dalla logica del social. Infatti quello che passa, purtroppo, è il camionista in canottiera, nelle sue innumerevoli e tristi varianti, mentre commette qualche folle imprudenza.
Lei è direttore di Vie e Trasporti, un’importante rivista del settore, organizzatore, fino allo scorso anno, della manifestazione TruckEmotion. Quali sono oggi gli elementi qualificanti del trasporto merci su strada? E quali le criticità che rimangono?
Elementi qualificanti e criticità, come spesso accade, sono sovrapponibili. L’impegno nell’ambito della sicurezza e dell’impatto ambientale sono premianti per il trasporto, ma in alcuni casi ne sono ancora il limite. Altrettanto dicasi per la professionalità del comparto, a volte brillante a volte assente, o per la diffusione di cultura e ottimizzazione. Come eccellenza indicherei senz’altro la capacità del trasporto di rispondere velocemente alle richieste del mercato, come criticità il soffocamento del piccolo imprenditore e le tariffe capestro.
Il suo ultimo progetto si chiama Oita. Di che cosa si tratta?
OITA, Osservatorio Interdisciplinare Trasporto Alimenti, che mi sta molto a cuore, è il tentativo di assicurare un sano trasporto al cibo sano. Ci preoccupiamo tanto della qualità nella produzione di alimenti e farmaci, ma ignoriamo i rischi che corrono, in termini di shelf life, di igiene e di ambiente, dallo stabilimento alla nostra tavola. Con Oita vogliamo combattere il malcostume nel trasporto, anche per quanto riguarda lo streetfood, l’e-commerce, il rush delivery della pizza a domicilio… Un impegno difficile, faticoso ma spero gratificante, grazie a un comitato tecnico scientifico di assoluto livello.


