IL PROGETTO
Il progetto, frutto della partnership tra FLC e UIR, analizza i modelli di accessibilità e mobilità dei lavoratori negli interporti italiani attraverso la raccolta e l’elaborazione di dati relativi agli spostamenti casa-lavoro. L’iniziativa coinvolge gli interporti aderenti alla sperimentazione e mira a costruire una base conoscitiva condivisa per sviluppare soluzioni di mobilità sostenibile, migliorare l’accessibilità delle aree logistiche e favorire l’adozione di servizi innovativi integrati, anche in una prospettiva MaaS (Mobility as a Service). Hanno confermato il proprio interesse a partecipare al progetto sei interporti – Novara, Verona, Catania, Nola, Pordenone e Livorno -, che rappresentano nel complesso quasi 30.000 accessi giornalieri.
AGGIORNAMENTI
«Con Interporti Riuniti abbiamo avviato un lavoro congiunto sulla mobilità dei lavoratori che ogni giorno accedono agli interporti italiani. L’obiettivo – spiega il presidente FLC Massimo Marciani – è costruire una base conoscitiva solida e, a partire da questa, valutare lo sviluppo di una piattaforma condivisa attraverso cui i lavoratori possano conoscere, confrontare e utilizzare le diverse opzioni di accesso alle infrastrutture: trasporto pubblico, navette, car pooling, soluzioni condivise e servizi digitali. Vogliamo rendere l’esperienza di ingresso negli interporti più semplice, efficiente e sostenibile, riducendo l’impatto ambientale degli spostamenti casa-lavoro e migliorando la qualità complessiva dell’accessibilità”.
I primi risultati dell’indagine confermano che esiste un bisogno concreto: su un campione di 10 interporti, con oltre 8.500 lavoratori stimati in accesso quotidiano, solo una quota limitata dispone oggi di dati strutturati sui flussi, mentre la maggioranza non ha ancora servizi dedicati di mobility management. “È un segnale chiaro: c’è spazio per un progetto operativo capace di trasformare informazioni frammentate in strumenti utili per lavoratori, imprese e gestori delle infrastrutture» conclude Marciani.
I RISULTATI DELL’INDAGINE
- Il 50% degli interporti non dispone oggi di dati strutturati sui flussi di ingresso e uscita dei lavoratori.
- L’80% del campione non ha ancora iniziative dedicate di mobility management.
- Il 90% non segnala servizi strutturati come navette, car pooling, micromobilità o integrazione con il trasporto pubblico.
- Il 60% degli interporti si è dichiarato interessato a realizzare una fotografia strutturata della mobilità dei lavoratori.
- Il 70% ha chiesto di essere incluso nel gruppo di lavoro FLC–Interporti Riuniti per disegnare la fase operativa del progetto.
Le criticità più ricorrenti riguardano:
- accessibilità delle aree interportuali,
- distanza dai centri urbani,
- offerta TPL insufficiente,
- prevalenza dell’auto privata,
- turnazioni eterogenee,
- scarsità di dati condivisi.


